Come il vento che si ascolta ma non si vede se non indirettamente nel movimento degli oggetti, così il vino, a parti inverse, è privo di un suono proprio ma del movimento si serve per dar vita alle emozioni;
La sua voce è quella dei sensi a cui cede la parola agendo da dietro le quinte del gusto, spingendo e animando tempi senza pretese, tempi che altrimenti resterebbero muti in una perenne attesa.
E' bella l’immagine di Anne Carson, seduta su qualche scogliera in Islanda ad ascoltare il vento, proprio nell'attimo in cui la informano della vincita del premio nobel per la letteratura;
Mi riporta in mente la trilogia del silenzio di Theo Angheloupulos, una serie di film sceneggiati dal nostro immenso Tonino Guerra come Viaggio a Citera, L’apicultore o ancora Il Passo sospeso della cicogna.
Da qualche parte, in questi capolavori della cinematografia moderna, aleggia un frase che vale come un manifesto: Bisogna far silenzio per ascoltare la musica nel rumore della pioggia. (Questa frase la usammmo lo scorso anno nel video di apertura di Musica dal Vino).
Come il vino e come il vento, anche la pioggia si esprime nel suo movimento e nell'opportunità di un con-tatto. Se ciò che muove quindi è la relazione, nella sua assenza, questi elementi smettono di avverarsi.
Senza tocco.
E il contatto non è solo la relazione perfetta tra la sostanza liquida e il nostro palato, ma anche e soprattuto il rapporto tra il noi e voi, tra me e te che mi stai leggendo, o che mi guardi dall'altra parte del tavolo o del bancone, o ancora tra me e me al cospetto di un buon “galoppo” elevato al giusto punto di beva.
non si tratta di una mossa forzata come quella insita nell'atto del bere per dissetarsi. Infondo beviamo esattamente come respiriamo. Sono atti esistenziali. La relazione col vino invece è storia, oppure non è. E la storia implica un passato, un presente e un futuro condiviso;
La sua assenza, uccide il vino, perché ne preclude la sua tradizione, il suo trasferimento, la sua cinetica. Ed è un pò quello che oggi viene a mancare.
Senza storia.
Tutto passa. Anche il vino. Triste vero? Si abbastanza, ma al conteppo è tremendamente romantico e struggente, più o meno come quando capisci che qualcosa è arrivata al suo punto di non ritorno.
Non torna più il gusto di un tempo, delle relazioni scolpite in quel passato, semplicemente perché abbiamo “commesso” una scelta definitiva di cancellare la storia. La nostra insieme a quella collettiva.
Siamo vento e pioggia, nel senso che come “terreni” spingiamo in una certa direzione e “accadiamo” per avverarci. Ma se smettiamo, ci dileguiamo. La nostra storia è la storia del pensiero. Quella del logos. Oggi sappiamo che non è più esattamente così.
Senza.
Nell'ambito del seminario intitolato Il tempo nella musica e la dinamica del gusto (tenutosi a fine maggio nella tenuta di Vigne Marrone, a Fossacesia in Abruzzo), abbiamo appreso che le semplici relazioni tra il tempo e il gusto, la struttura, durata e tipologia del vino, non bastano a definire le ragioni di una contatto, anche se ci aiutano molto nell'esercizio dell'ascolto (delle nostra sensazioni n.d.a). del vino per l'appunto.
Pur volendo oggi, aggiungere al trattato, il concetto di espansione dinamica, imparata dalla magistrale ode al Vinile, il testo di Antonio Salluzzi per le edizioni Quinto Quarto, e ricollegandoci all'imperituro tema del sustain, (ben argomentato nel contributo della Fillossera qui) di non potremmo ancora definire questo movimento se non come l’arte dell’incontro.
Peccato che abbiamo sempre di più smesso di salutarci.
Nel frattempo, per descrivere con uno sguardo questo palcoescnico remoto, dove il vino spinge e il vento canta, accontentiamoci di questa bellissima etichetta del primitivo di Roccamonfina, arte di Enoz (illustrazione del maestro Livio Taraborrelli da Guardiagrele.
Abbiamo avuto l'opportunità di far conoscere la cantina Enoz a più di 60 locali qui in Abruzzo tra il 2020 ed il 2024, e ad oltre 100 partecipanti nel fortunato evento "Due realtà a confronto) tenutosi a Pescara nell'ottobre 2020.


















